Hunters Group

Estimated reading time: 10 minuti

Il mercato del lavoro in Italia si trova di fronte a una rivoluzione epocale che cambierà per sempre il modo in cui parliamo di stipendi. La gestione delle risorse umane da un lato e la ricerca di lavoro dall’altro stanno per essere ridisegnate da un principio cardine: l’equità retributiva.

Se fino a oggi la retribuzione è stata spesso considerata un tabù, un dato confidenziale da negoziare privatamente, l’introduzione di nuovi obblighi legislativi impone una svolta radicale. Non si tratta solo di un cambiamento burocratico, ma di una trasformazione culturale che punta a eliminare le asimmetrie informative, offrendo tutele concrete a chi cerca lavoro e a chi è già inserito in azienda.

In questo scenario, comprendere i dettagli tecnici della trasparenza salariale in Italia diventa fondamentale per tutti gli attori del mercato: manager, HR professional, dipendenti e candidati che desiderano conoscere i propri diritti e doveri.

Che cos’è la trasparenza salariale?

Per comprendere la portata di questa evoluzione, è necessario partire da una domanda fondamentale: che cos’è la trasparenza salariale? Si tratta di un insieme di regole, obblighi e tutele giuridiche introdotte per garantire il diritto alla parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, contrastando attivamente il gender pay gap (il divario retributivo di genere).

Dal punto di vista pratico, l’applicazione della trasparenza salariale in Italia elimina la consuetudine della “segretezza dello stipendio”. La nuova legge sulla trasparenza salariale introduce infatti il diritto all’informazione trasparente sia per i candidati in fase di selezione, sia per i dipendenti già assunti, imponendo alle aziende criteri oggettivi e neutrali per determinare i livelli retributivi e la progressione di carriera.

Dalla Direttiva (UE) 2023/970 al decreto italiano: il quadro normativo per la trasparenza salariale

Per comprendere appieno la portata di questa rivoluzione, è fondamentale fare chiarezza sulle fonti giuridiche che stanno ridisegnando il mercato del lavoro. Il punto di partenza è la Direttiva (UE) 2023/970, il provvedimento approvato dal Parlamento Europeo nel 2023 con l’obiettivo di stabilire standard comuni in tutti gli Stati membri per contrastare il divario retributivo di genere. Questa direttiva europea traccia le linee guida generali e definisce i diritti fondamentali dei lavoratori, come l’accesso alle informazioni sui compensi e il divieto di indagare sullo storico salariale dei candidati.

L’Italia ha recepito questi principi attraverso un apposito decreto sulla trasparenza salariale, il Decreto Legislativo n. 96/2026. È proprio questo testo legislativo nazionale a definire la roadmap ufficiale, a stabilire le sanzioni e ad affidare alla contrattazione collettiva italiana (CCNL) il compito di individuare criteri oggettivi e neutrali per la valutazione del personale, traducendo le indicazioni dell’Europa in obblighi pratici per il nostro tessuto aziendale.

Trasparenza salariale 2026: come funziona e quando entra in vigore in Italia?

Quando entra in vigore la trasparenza salariale? La scadenza per l’adeguamento è ormai imminente: la data ufficiale da segnare sul calendario, infatti, è il 7 giugno 2026.

Ma come funziona concretamente l’applicazione pratica delle nuove regole? Il meccanismo normativo non si limita a fotografare lo stipendio a fine mese, ma interviene lungo tutto il percorso professionale del lavoratore. Per farlo, la legge si appoggia direttamente sulla contrattazione collettiva: i diversi CCNL avranno infatti il compito cruciale di ridisegnare i sistemi di classificazione del personale. L’obiettivo è stabilire griglie retributive e criteri di promozione basati esclusivamente su parametri oggettivi, neutrali e del tutto privi di bias legati al genere.

Cosa prevede la legge sulla trasparenza? I punti chiave per candidati e aziende

Per capire l’impatto reale di questa riforma, analizziamo nel dettaglio cosa prevede la legge sulla trasparenza e quali sono i cambiamenti principali che interessano sia chi offre lavoro sia chi lo cerca.

1. Nuove regole per i colloqui e gli annunci di lavoro

La fase di recruiting e selezione viene completamente rivoluzionata per garantire massima equità fin dal primo contatto:

  • Fasce salariali trasparenti: le aziende hanno l’obbligo di indicare la retribuzione iniziale o la relativa fascia retributiva direttamente nell’annuncio di lavoro o, comunque, prima del primo colloquio formale.
  • Divieto di chiedere lo stipendio passato: i selezionatori non potranno più chiedere al candidato qual è la sua retribuzione attuale o passata. L’offerta economica dovrà basarsi esclusivamente sulle competenze del professionista e sulle griglie salariali previste per quella specifica posizione.

2. Più diritti per i lavoratori già assunti

Anche chi fa già parte di un’organizzazione acquisisce nuovi strumenti di controllo e consapevolezza:

  • Diritto di conoscere la media dei compensi: ogni dipendente ha il diritto di richiedere e ottenere informazioni scritte sul proprio livello retributivo e sui livelli medi di stipendio dei colleghi (ripartiti per sesso) che svolgono le stesse mansioni o un lavoro di pari valore.

3. Monitoraggio aziendale e la soglia critica del 5%

Il decreto introduce un sistema di controllo periodico basato sulle dimensioni dell’azienda:

  • Obbligo di rendicontazione: le imprese con più di 100 dipendenti saranno tenute a comunicare periodicamente i dati sui divari retributivi di genere interni.
  • Interventi correttivi obbligatori: se dai report emerge un divario salariale ingiustificato superiore al 5% tra uomini e donne che svolgono lo stesso lavoro, l’azienda – in collaborazione con le rappresentanze sindacali – dovrà avviare una valutazione congiunta e applicare immediate misure correttive per colmare il divario.
  • Vigilanza ministeriale: un apposito organismo di monitoraggio presso il Ministero del Lavoro verificherà il rispetto delle regole e l’applicazione delle relative sanzioni in caso di inadempienza.

L’impatto strategico della trasparenza salariale sull’Employer Branding

Se analizzata unicamente come un adempimento burocratico, la nuova normativa sul payroll rischia di essere vissuta come un freno organizzativo. Al contrario, per i partner strategici delle aziende e gli Head Hunter professionisti, questa svolta rappresenta una straordinaria leva di Employer Branding e di attrazione dei talenti.

Le organizzazioni capaci di muoversi in anticipo, definendo griglie retributive coerenti, equità interna e processi di selezione limpidi, guadagneranno un vantaggio competitivo enorme sul mercato. I professionisti ad alto potenziale e le nuove generazioni di lavoratori mostrano una preferenza netta verso brand aziendali che fanno della trasparenza e dell’inclusione un valore concreto e misurabile.

Domande frequenti sulla trasparenza salariale nel 2026:

Cosa cambia nel 2026 per gli stipendi?

A partire dal 7 giugno 2026, gli stipendi non saranno più coperti dal vincolo della segretezza. I candidati conosceranno la fascia retributiva di una posizione prima ancora di sostenere il primo colloquio, mentre i dipendenti già assunti avranno il diritto di richiedere e conoscere i livelli medi dei compensi dei colleghi che svolgono le stesse mansioni o mansioni di pari valore, suddivisi per genere. 

Le aziende sono obbligate a pubblicare lo stipendio preciso negli annunci di lavoro? 

La legge impone di indicare la retribuzione iniziale o la relativa fascia salariale (ad esempio, un minimo e un massimo contrattuale). Questo dato può essere inserito direttamente nel testo dell’annuncio di lavoro o comunicato formalmente al candidato prima del colloquio di selezione.

Cosa succede se un’azienda ha un divario salariale superiore al 5%?

Se i report periodici evidenziano un divario retributivo di genere superiore al 5% che non sia giustificato da criteri oggettivi e neutrali (come l’anzianità, i turni o i meriti), l’azienda ha l’obbligo di avviare una valutazione congiunta con le rappresentanze sindacali e di applicare misure correttive immediate per sanare la disparità.

Un datore di lavoro può ancora chiedermi quanto guadagnavo nella mia precedente azienda?

No. Il Decreto Legislativo n. 96/2026 vieta esplicitamente ai selezionatori e ai datori di lavoro di indagare sulla storia retributiva passata o attuale del candidato, ponendo fine alla pratica di formulare le nuove offerte economiche basandosi sul vecchio stipendio.

È possibile conoscere lo stipendio dei propri colleghi?

No, non è possibile conoscere lo stipendio specifico e nominale di un singolo collega, a meno che non sia il collega stesso a decidere di comunicarlo volontariamente. La legge, infatti, non rende pubblici i cedolini individuali, ma rimuove il vincolo della segretezza.
Ogni lavoratore ha il diritto di richiedere e conoscere lo stipendio dei colleghi sotto forma di livello retributivo medio, ripartito per genere, per coloro che svolgono le stesse mansioni o un lavoro di pari valore. Se ti stai chiedendo come conoscere lo stipendio dei colleghi a livello di medie aziendali, sappi che la normativa prevede regole precise per esercitare questo diritto: è possibile presentare questa richiesta formale all’ufficio Risorse Umane una sola volta all’anno e il team HR ha l’obbligo di rispondere fornendo i dati entro 2 mesi dalla domanda.

Il “segreto salariale” è ancora valido?

No, il segreto salariale viene ufficialmente abolito e superato dalla nuova normativa. Fino a oggi, molte aziende inserivano nei contratti di assunzione dei veri e propri patti di riservatezza per vietare al personale di discutere della propria retribuzione.
Con l’entrata in vigore della legge, qualsiasi clausola di segretezza sullo stipendio diventa nulla. I datori di lavoro non possono più imporre il segreto salariale, né applicare sanzioni disciplinari ai dipendenti che decidono di scambiarsi informazioni sui compensi. Questo significa che la divulgazione spontanea della propria retribuzione tra colleghi è ora un diritto pienamente tutelato e legalizzato, pensato proprio per favorire un mercato del lavoro più trasparente e contrastare il divario retributivo.

Quali aziende hanno l’obbligo di rendicontazione dei dati salariali?

L’obbligo di comunicare periodicamente i dati sui divari retributivi interni scatta per tutte le aziende, sia pubbliche che private, che impiegano più di 100 dipendenti. Tuttavia, i diritti di informazione per candidati e lavoratori attivi si applicano a tutte le imprese, indipendentemente dal numero di addetti.

Verso un mercato del lavoro più equo e meritocratico

La transizione verso la trasparenza retributiva rappresenta un passo storico. Se per le aziende si traduce nella necessità di mappare con precisione le proprie politiche di compensation, per i lavoratori e i candidati significa poter pianificare la propria carriera su basi meritocratiche, chiare e prive di discriminazioni. La trasparenza non è un ostacolo, ma un valore condiviso in grado di generare fiducia reciproca tra imprese e professionisti.

In questa fase di profondo cambiamento, Hunters Group, leader nella ricerca e selezione di personale qualificato ed headhunting, si conferma l’osservatorio privilegiato e il partner ideale per orientarsi nel mercato dell’advisory e del lavoro. Che tu sia un’azienda intenzionata a strutturare processi di selezione trasparenti ed efficaci, o un/una professionista in cerca di una nuova opportunità in un contesto inclusivo e meritocratico, i nostri consulenti sono pronti a guidarti verso il futuro del lavoro.