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Nel quadro delle trasformazioni che attraversano il mondo dirigenziale, la rubrica Dietro le quinte del Management curata da Aurora Santese, manager executive search e assessment division di Hunters Group, offre una prospettiva inedita sulla crescita professionale.
Al centro del dialogo con Aldo Paolo Iacono, vice president di 360 Pay, vi è un ribaltamento del paradigma tradizionale della leadership: l’idea che il lavoro possa diventare lo strumento primario per evolvere prima di tutto come persone.
“Sono partito dal lavoro per migliorare la persona. Di solito succede il contrario.”
Questa intuizione definisce il concetto di reverse engineering della leadership: un percorso in cui l’esperienza manageriale non si limita al raggiungimento dei KPI o alla gestione dei processi, ma si trasforma in un vero laboratorio di auto-miglioramento.
Tecnologia, cultura organizzativa e valore delle persone
Attraverso oltre venticinque anni di carriera trascorsi tra telecomunicazioni, banking, mobilità e contesti imprenditoriali, Aldo Paolo Iacono osserva come l’accelerazione tecnologica – dalle soluzioni per le flotte ai software di ottimizzazione fino alla sostenibilità – richieda prima di tutto un’evoluzione culturale.
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La velocità del cambiamento: La tecnologia progredisce con un ritmo molto più rapido rispetto all’adeguamento culturale delle organizzazioni.
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L’adozione dei processi: Introdurre nuovi strumenti digitali è un passaggio lineare; guidare le persone verso nuovi comportamenti richiede ascolto e tempo.
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Creare e gestire: Nelle organizzazioni la fase di costruzione e quella di gestione crescono in modo parallelo, senza una netta separazione.
Il passaggio da ambienti corporate strutturati a realtà imprenditoriali risponde proprio alla necessità di ritrovare centralità per l’individuo. Nelle grandi aziende l’efficienza può talvolta oscurare l’impatto del singolo, mentre contesti più dinamici permettono di incidere direttamente sulla cultura organizzativa.
“Le aziende non esistono. Esistono persone che condividono lo stesso obiettivo.”
L’assessment e la conoscenza di sé come leve strategiche
Uscire dalla propria zona di comfort non coincide necessariamente con una situazione di crisi, ma rappresenta la scelta di continuare a mettersi in discussione. La gestione delle persone richiede la capacità di adattare i linguaggi senza perdere la propria autenticità.
I punti chiave emersi durante il confronto evidenziano tre elementi fondamentali:
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Adattabilità della guida: Ogni collaboratore richiede una chiave di lettura differente; guidare significa comprendere le priorità dell’interlocutore prima di orientarne le azioni.
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Valorizzazione dell’errore e riconoscimento: Se la correzione degli errori è prassi consolidata nei contesti aziendali, la capacità di valorizzare i successi e il contributo individuale rimane un’attitudine da sviluppare.
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Utilizzo degli strumenti di assessment: I test attitudinali e comportamentali (come la certificazione extended disc) non servono a catalogare le risorse, ma a fornire la consapevolezza necessaria per comprendere chi si ha di fronte.
Intervista a cura di Aurora Santese.