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Il comparto tecnologico italiano si trova di fronte a una sfida cruciale per la sua crescita: il superamento della disparità di genere. Nonostante la digitalizzazione accelerata, il gender gap nel settore ICT rimane evidente. Secondo i dati Istat, le donne rappresentano soltanto il 17% degli specialisti del settore, una percentuale che scende sotto il 15% in ruoli ultra-tecnici come DevOps, Sistemisti o Machine Learning Engineer.

Un’emergenza competitiva oltre che sociale

Secondo Luca Meleri, Industry Leader ICT & Digital di Hunters Group, il problema va oltre l’etica.

“Valorizzare la diversità è un’esigenza di business. In un mercato hi-tech dove le competenze sono rare, ignorare il talento femminile significa perdere competitività. Il gender gap nel settore ICT sta diventando una vera emergenza occupazionale.”

La piramide rovesciata della leadership

Il divario si inasprisce risalendo la gerarchia aziendale. Questo fenomeno dipende da un mix di fattori:

  1. Cultura: Le discipline STEM sono ancora erroneamente percepite come maschili.

  2. Struttura: Manca un orientamento scolastico che valorizzi il potenziale delle studentesse.

  3. Ambiente: È necessaria un’azione sinergica per costruire contesti capaci di trattenere il talento nel lungo periodo.

Carriera nell’IT: i ruoli più richiesti e le RAL 2026

Nonostante il divario, i profili digitali godono di ottime prospettive retributive. Ecco i benchmark attuali per le figure più cercate:

  • Software Developer: Fondamentale per la progettazione di applicazioni.

    • RAL Mid-level: 35.000€ – 45.000€ | Senior (+8 anni): oltre 50.000€

  • Data Analyst: Trasforma i dati in decisioni strategiche.

    • RAL Mid-level: 32.000€ – 45.000€ | Senior (+10 anni): oltre 60.000€

  • Security Engineer: Protegge le organizzazioni dalle minacce cyber.

    • RAL (3-10 anni): 38.000€ – 48.000€ | Senior: oltre 50.000€

Conclusione: abbattere gli stereotipi per l’innovazione

Colmare il gender gap nel settore ICT richiede un impegno corale tra scuola, università e imprese. Solo abbattendo gli stereotipi e creando opportunità concrete l’Italia potrà disporre del capitale umano necessario per guidare l’innovazione nei prossimi anni.

 

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