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«Abbiamo ricevuto il tuo curriculum, aggiungici su WhatsApp per parlare di lavoro». Inizia con questo messaggio un’insidiosa truffa che punta a diffondere virus informatici con l’obiettivo di rubare dati sensibili e, in alcuni casi, anche denaro.
«Da qualche tempo si parla di tentativi di frode legati a offerte di lavoro e CV», ha detto Joelle Gallesi, Managing Director di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale altamente qualificato. «Lo schema è quasi sempre lo stesso: un finto recruiter contatta le persone e le invita a compilare moduli online o a rispondere a una mail per continuare l’iter di selezione».
Diverse sono le truffe in circolazione, fondamentali per chi vuole mantenere alta la sicurezza nella ricerca lavoro online.
La “truffa di LinkedIn” e i profili fake
Una delle più comuni è sicuramente quella che potremmo definire “la truffa di LinkedIn”. Sul noto portale professionale, infatti, vengono creati falsi annunci di lavoro e profili fake con nomi di aziende reali e che, quindi, sembrano davvero attendibili. Si creano bot in grado di generare centinaia di account falsi che, in modo del tutto automatico, creano una grande quantità di mail e di utenti che, a loro volta, scrivono a centinaia e centinaia di profili.
Piccoli accorgimenti per non cadere in trappola
«Sebbene sia abbastanza difficile capire che siano utenti fake», aggiunge Gallesi «ci sono piccoli accorgimenti che possono aiutare a non cadere in trappola:
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Verificare la società: assicurarsi che la società esista davvero e dove operi.
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Autorizzazione ministeriale: tutte le aziende che si occupano di ricerca e selezione devono averla per operare. La mancanza di tale dato indica che non si tratta di una realtà degna di fiducia a cui affidare la propria carriera o i propri dati personali.
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Storicità del profilo: se chi scrive ha pochi collegamenti e pochi post, è probabilmente un fake».
Occhi aperti: quando l’offerta è troppo bella per essere vera
Ormai tutti puntiamo a un buon bilanciamento tra vita professionale e vita privata, tuttavia, gli annunci che promettono stipendi a sei cifre, lavorando per 2 ore al giorno, magari da una spiaggia caraibica o da qualunque parte del mondo non possono certamente essere reali. Un annuncio di questo genere deve sempre far suonare un campanello d’allarme.
Truffe BEC: il pericolo entra in azienda
«Ci sono casi nei quali le frodi entrano anche in azienda: sono chiamate Truffe BEC (Business E-mail Compromise). In un attacco BEC, vengono creati falsi profili che – tramite e-mail aziendale – contattano direttamente il dipendente, fingendosi l’amministratore delegato, un manager, un fornitore o un partner. Il contenuto della mail viene redatto in modo da indurre la vittima ad acquistare buoni regalo o buoni pasto», prosegue Gallesi.
Come riconoscere le richieste sospette in azienda
Alla base di queste truffe c’è uno studio approfondito dell’organigramma aziendale. Un segnale che rende sospette queste richieste è legato a:
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Modalità di pagamento non tracciabili;
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Richiesta di eccessiva riservatezza e urgenza;
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Modifica codici IBAN: mail fasulle con lo scopo di modificare i dati delle fatture dei fornitori.
Quest’ultimo genere di truffa colpisce particolarmente professionisti e piccole aziende.
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