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Lo sostiene una indagine di Hunters Group, società che fornisce servizi di recruiting e gestione del personale tecnico altamente qualificato. La ricerca fotografa priorità, richieste, competenze e punti di forza di Gen X, Millennial e Gen Z nel mondo del lavoro. Un contesto sempre più multi-generazionale. «Il valore deriva dalla contaminazione e dall’ascolto reciproco. La vera sfida dei prossimi anni sarà far convivere al meglio queste diversità»
Lo scambio tra generazioni arricchisce le aziende
Lo sostiene una indagine di Hunters Group, società che alle imprese fornisce servizi di recruiting e gestione del personale tecnico altamente qualificato. La ricerca fotografa le priorità, le richieste, le competenze e i punti di forza di Gen X, Millennial e Gen Z nel mondo del lavoro. Un contesto che è sempre più multi-generazionale: all’interno di una stessa azienda si trovano a operare insieme lavoratori anagraficamente diversi, magari addirittura con oltre 30 anni di differenza. E per capire come questi mondi possano collaborare, Hunters Group ha condotto un’indagine per comprendere come le generazioni si approcciano al lavoro, cosa desiderano da manager e colleghi, cosa ritengono indispensabile. I risultati sono molto chiari e dimostrano che il dialogo tra le generazioni non solo è possibile ma rappresenta un’opportunità di crescita concreta per ogni tipo di impresa.
Vediamo nel dettaglio. Per la Generazione X (nati tra 1965 e 1980), composta da professionisti con una lunga esperienza alle spalle, il clima aziendale è il valore più rilevante (47,5%), seguito dal work-life balance (14,6%) e dai piani di carriera ben delineati (13,6%). Reputazione del brand e benefit economici sono percepiti come meno interessanti. Il contributo che questa generazione può portare ai colleghi si basa su metodo e visione strategica. Qualità riconosciute anche dalle generazioni più giovani, che apprezzano la capacità organizzativa, l’approccio analitico e la gestione del carico di lavoro dei colleghi più senior.
Generazioni a confronto
Per i Millennial (nati tra il 1981 e il 1996) contano flessibilità e ambizione come chiavi di lettura del presente. Danno priorità a welfare e work-life balance (33,8%), seguiti da clima aziendale (29,3%) e da piani di crescita (21%). Anche per loro, la reputazione del brand non è un elemento strategico. Tra le competenze che sentono di poter trasmettere ci sono progettualità, problem solving, ambizione e flessibilità. Per queste due generazioni, il punto di forza risiede nella gestione del carico di lavoro e nelle competenze tecnologiche, anche se emergono importanti elementi diversi: per la Gen X contano le doti analitiche e linguistiche, mentre la Gen Z (nati dopo il 1997) tende a riconoscere loro una “competenza” minore in questi ambiti.
Ed ecco appunto l’ultima: per la Generazione Z, lavoro sì ma solo se tutela flessibilità e benessere. Rispetto agli altri, la Gen Z mostra un cambio radicale nell’approccio al lavoro: clima aziendale e welfare condividono il primo posto tra le priorità (entrambi al 32,6%), superando di gran lunga i piani di carriera (17,9%) e lasciando in fondo la brand reputation (2,1%) che non riscuote interesse nei lavoratori più giovani. Per attrarre questa generazione è fondamentale puntare su benessere organizzativo, attenzione alla serenità e flessibilità. Tra i valori che pensano di trasmettere alle altre persone spiccano innovazione, capacità di lavorare in team e apertura al cambiamento. I dipendenti più anziani riconoscono in loro curiosità, competenze digitali e flessibilità, ma anche una naturale predisposizione alla tecnologia e all’innovazione.
Fattore brand reputation
Un clima aziendale sereno è la base comune delle tre generazioni. È l’unico elemento che mette d’accordo tutti, dai senior ai più giovani. Anche la brand reputation, per nessuna delle categorie intervistate, è un fattore determinante a dimostrazione che l’immagine “pubblica” ha molto meno peso rispetto al passato. «Il nostro studio – precisa Silvia Movio, Director di Hunters Group – conferma quanto generazioni diverse siano una risorsa per ciascuna azienda perché portano, all’interno, competenze, approcci e visioni differenti ma complementari. Il vero valore deriva dalla contaminazione e dall’ascolto reciproco. La vera sfida dei prossimi anni sarà imparare a far convivere al meglio queste diversità, creando ambienti di lavoro all’interno dei quali tutti, indipendentemente dall’età, possano sentirsi a proprio agio e lavorare al meglio».
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