Estimated reading time: 4 minuti

Il Sistema Sanitario Nazionale si trova ad affrontare un equilibrio complesso: a fronte di un investimento pubblico di circa 30.000 euro per formare un singolo studente di infermieristica, il nostro Paese agisce di fatto come un incubatore di competenze per i mercati esteri. Un fenomeno che genera un trasferimento di valore verso sistemi sanitari internazionali che intercettano professionisti già formati, rendendo complesso il consolidamento degli organici nazionali.
Il divario retributivo e la mobilità internazionale
La principale spinta alla mobilità internazionale è dettata dalle differenze salariali: in Italia, la RAL media di un infermiere si attesta sui 32.400 euro, contro una media UE di 39.800 euro. Paesi come Germania, Svizzera e Norvegia offrono condizioni economiche nettamente superiori — con salari che superano quelli italiani anche del 70% — e adottano strategie di recruiting proattive, intercettando i candidati già durante il percorso universitario.
Come precisa Silvia Movio, Director di Hunters Group:
“Non stiamo solo assistendo ad una semplice migrazione professionale, ma a un vero e proprio paradosso economico e sociale: l’Italia investe migliaia di euro per formare eccellenze che trovano all’estero condizioni economiche e organizzative più attrattive. Stiamo perdendo capitale umano preziosissimo che nessuna tecnologia potrà mai compensare.”
Le figure più difficili da reperire
Il gap tra domanda e offerta resta particolarmente elevato. Per chi possiede una laurea ad indirizzo sanitario e paramedico, l’irreperibilità sfiora il 93,3%.
Tra le figure laureate più difficili da reperire emergono:
-
personale ospedaliero clinico: specialisti in terapie mediche, infermieri e ostetriche, medici generici e professioni sanitarie riabilitative;
-
ruoli specialistici emergenti: clinical Research Associate, Clinical Project Manager, Data Manager, Medical Advisor, Medical Science Liaison, oltre a specialisti in farmacovigilanza e controllo qualità.
La difficoltà di reperimento riflette una limitata disponibilità di candidati (circa il 65-66% dei casi) e una crescente attenzione verso condizioni di lavoro e prospettive di carriera, in un contesto in cui il settore privato si dimostra spesso più competitivo.
L’impatto dell’inverno demografico
Il quadro è influenzato da una doppia dinamica: la domanda di sostituzione e l’invecchiamento della forza lavoro. Si stima che, entro il 2027, avverrà l’uscita di circa 50.000 medici e che il 96% dei nuovi ingressi sarà destinato a coprire il turnover.
In Italia, gli occupati over 50 risultano più del doppio degli under 34 (nel settore privato della salute, il rapporto tra over 55 e under 35 è di 84,1 a 100). Questi elementi indicano una crescente pressione sull’organizzazione del lavoro e sulla sostenibilità dei carichi assistenziali.
La sfida della transizione digitale
Nonostante il PNRR abbia stanziato risorse rilevanti per la digitalizzazione del comparto sanitario, la disponibilità di competenze adeguate rappresenta un fattore determinante per l’effettiva implementazione dei progetti. Le competenze digitali richieste stanno evolvendo rapidamente e si articolano in tre aree:
-
sanità digitale: utilizzo della telemedicina, gestione della cartella clinica elettronica e impiego di dispositivi medici avanzati;
-
cybersecurity e gestione del dato: competenze in materia di privacy, sicurezza delle informazioni, data analytics e utilizzo di infrastrutture cloud;
-
automazione e Intelligenza Artificiale: capacità di coordinare l’interazione tra professionisti e tecnologie, traducendo output complessi in decisioni cliniche efficaci.
Verso un rilancio del sistema
Il reclutamento internazionale di personale extra-UE non può essere la sola risposta a lungo termine, a causa delle barriere linguistiche e delle lungaggini burocratiche nel riconoscimento dei titoli.
Per Hunters Group, la vera sfida del 2026 è lavorare sull’attrattività complessiva del sistema, intervenendo su leve retributive adeguate, welfare personalizzato e percorsi di crescita strutturati. Proteggere il capitale umano è l’unica via per garantire equilibrio e accessibilità dei servizi sanitari nel tempo.
Leggi l’articolo completo su Social and Tech!
Leggi anche:
Dal Blog di HG
Leader’s Voice, Trend Radar, Dietro le quinte del Management e notizie sul mondo del lavoro!